Le infiltrazioni di acido ialuronico sono da vent’anni una delle terapie più utilizzate per l’artrosi di ginocchio. Ma nel frattempo la ricerca è andata avanti: sono arrivati il PRP e le terapie biologiche, le linee guida internazionali sono state aggiornate e alcune hanno ridimensionato il ruolo di questa metodica.

La domanda che molti pazienti mi fanno oggi in ambulatorio è quindi legittima: ha ancora senso fare le infiltrazioni di acido ialuronico? La risposta breve è: sì, nel paziente giusto e con le aspettative giuste. Vediamo perché.


Che cos’è l’acido ialuronico e come agisce nel ginocchio?

L’acido ialuronico è una molecola già presente naturalmente nel nostro corpo: nella pelle, nella cartilagine e soprattutto nel liquido sinoviale, il liquido contenuto all’interno del ginocchio. Nell’artrosi questo liquido si impoverisce e perde qualità, e proprio questo contribuisce alla sofferenza dell’articolazione.

Dal punto di vista chimico è un glicosaminoglicano, cioè una molecola capace di legare a sé moltissime molecole d’acqua. Iniettato nell’articolazione, migliora le qualità del liquido sinoviale e ne aumenta l’effetto lubrificante e ammortizzante: il risultato è una riduzione dello stress sulla cartilagine e, di conseguenza, del dolore percepito. Migliora inoltre l’omeostasi del ginocchio, cioè la capacità dell’ambiente articolare di rispondere agli stress ossidativi e catabolici.

Un punto va chiarito subito, perché è il malinteso più frequente: l’acido ialuronico non rigenera la cartilagine. Nessun prodotto oggi in commercio è capace di riportare la cartilagine allo stato di partenza. Quello che si può fare è trattare i sintomi — e in questo senso l’acido ialuronico funziona.

Le infiltrazioni funzionano davvero? Cosa dice la scienza nel 2026?

Sì, ma con effetto sintomatico e non su tutti i pazienti allo stesso modo. Gli studi mostrano una riduzione significativa del dolore con un beneficio che dura in media dai 6 agli 8 mesi, in alcuni pazienti fino a un anno. Le linee guida internazionali però non sono unanimi: alcune, come quella dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons, non ne raccomandano più l’uso di routine, mentre altre società scientifiche mantengono un giudizio favorevole in pazienti selezionati.

Questa apparente contraddizione si spiega con due fattori. Il primo è che l’effetto medio negli studi, confrontato con il placebo, è modesto: ma la media nasconde pazienti che rispondono molto bene e pazienti che non rispondono affatto. Il secondo è che non tutto l’acido ialuronico è uguale — peso molecolare, volume, numero di infiltrazioni e tecnologia del preparato cambiano da prodotto a prodotto, e con essi i risultati.

Nella mia pratica il quadro è chiaro: l’acido ialuronico dà il meglio nelle artrosi lievi e moderate, dove il dolore prevale sull’infiammazione. In un’artrosi grave e avanzata, in cui clinica e radiografia non lasciano dubbi, le infiltrazioni saranno molto poco efficaci — e in quel caso è più onesto parlare di altre opzioni, come spiego nell’articolo sulle opzioni non chirurgiche per la gonartrosi.

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Quanto dura l’effetto e dopo quanto tempo si sente?

L’effetto massimo si osserva a circa 12 settimane dal ciclo infiltrativo, quindi intorno ai 3 mesi: non è una terapia dall’effetto immediato. Il beneficio dura mediamente 6-8 mesi e in alcuni pazienti arriva a un anno; se i sintomi ritornano, il ciclo si può ripetere.

C’è però un aspetto di cui il paziente va informato con onestà: in un ginocchio artrosico l’efficacia dei cicli successivi tende a diminuire nel tempo. Se il primo ciclo è stato molto efficace, il secondo probabilmente lo sarà un po’ meno, e così via. Diverso è il caso di pazienti più giovani con un problema meniscale o osteocondrale: lì un singolo ciclo può essere sufficiente e il sintomo può non ripresentarsi più.

E ricordiamo sempre che:

le infiltrazioni da sole non bastano: vanno inserite in un percorso che comprende fisiochinesiterapia, rinforzo muscolare globale, stretching e controllo del peso. La terapia infiltrativa è efficace, ma non è sufficiente.

Quali sono gli effetti collaterali dell’acido ialuronico?

Pochi e quasi sempre transitori: è uno dei punti di forza di questa metodica. L’unico effetto avverso significativo descritto dalla letteratura è una reazione locale del ginocchio — dolore, gonfiore, versamento — che può durare da qualche ora fino a due giorni dopo l’infiltrazione e si risolve spontaneamente. Si gestisce con impacchi di ghiaccio e, se serve, un comune antinfiammatorio.

Due precisazioni pratiche. Primo: se dopo la prima infiltrazione di un ciclo compare questa reazione, non è necessario interrompere il trattamento — le infiltrazioni successive si possono fare. Secondo: se il ginocchio è molto gonfio e caldo, con una componente infiammatoria importante, l’acido ialuronico probabilmente non è la scelta corretta in quel momento; prima va aspirato il liquido in eccesso e spesso è più indicato un preparato cortisonico. A differenza del cortisone, però, l’acido ialuronico non è tossico per l’articolazione e può essere ripetuto nel tempo.

Quanto costa un ciclo di infiltrazioni?

La forbice è ampia perché i preparati sono moltissimi: si va da fiale di 20-40 euro, in genere per cicli di tre infiltrazioni, fino a preparati brevettati da 100-250 euro a iniezione per cicli di una o due. Complessivamente un ciclo costa tra i 100 e i 300 euro di solo farmaco, a cui va aggiunto il costo della prestazione.

La scelta del preparato — peso molecolare, volume, numero di infiltrazioni, tecnologia — non la fa il listino prezzi: la fa l’ortopedico in base al tipo di paziente e alla sua patologia.

Acido ialuronico, cortisone o PRP: quale scegliere?

Sono tre strumenti diversi, non tre versioni della stessa cosa. Il cortisone è un potente antinfiammatorio: va usato quando l’aspetto infiammatorio è spiccato, costa poco ma è tossico per l’articolazione se ripetuto nel tempo. L’acido ialuronico agisce più lentamente e più a lungo, sul dolore e sull’articolarità. Il PRP — il plasma ricco di piastrine — è il concorrente più serio: le meta-analisi più recenti tendono ad attribuirgli risultati superiori all’acido ialuronico su dolore e funzione, soprattutto oltre i 6 mesi, ed è oggi la mia metodica di medicina rigenerativa preferita, come racconto in questo articolo.

Questo non rende l’acido ialuronico obsoleto: resta una metodica con un ottimo rapporto tra costi, benefici e sicurezza. La scelta dipende dal ginocchio che ho davanti: stato dell’artrosi, componente infiammatoria, età biologica, aspettative e disponibilità del paziente.

Conclusione

Nel 2026 le infiltrazioni di acido ialuronico funzionano ancora — a patto di chiedere loro quello che possono dare. Non rigenerano la cartilagine e non fermano l’artrosi, ma nel paziente giusto (artrosi lieve-moderata, dolore prevalente sull’infiammazione) riducono il dolore per mesi con un profilo di sicurezza eccellente. Il loro ruolo va deciso caso per caso, dentro un percorso conservativo completo e, quando ha senso, confrontandole apertamente con le alternative come il PRP.

Se vuoi capire quale strada è più adatta al tuo ginocchio, parlane con il tuo ortopedico di fiducia: è una decisione da prendere in due, con informazioni oneste sul tavolo.