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Displasia dell’anca nel neonato | Diagnosi, trattamento e tempi di guarigione

DocFrancescoPoggioli

Tempo di lettura medio: 3 minuti

Displasia dell’anca nel neonato | Diagnosi, trattamento e tempi di guarigione

Scritto da: DocFrancescoPoggioli

Tempo di lettura medio: 3 minuti

La displasia dell’anca, o meglio la displasia evolutiva dell’anca (DEA) è la più frequente patologia congenita dell’apparato muscolo-scheletrico di interesse ortopedico. In questo articolo vedrai in che cosa consiste, come diagnosticarla, come trattarla ed i relativi tempi di guarigione.

La displasia dell’anca nel neonato

La malattia è molto eterogenea, infatti si passa da un quadro che consiste semplicemente nell’appiattimento della cavità acetabolare fino alla completa lussazione della testa femorale. La displasia congenita necessita di diagnosi e trattamento precoce perché, se non curata correttamente, può condurre ad artrosi precoce dell’anca o addirittura la comparsa di zoppia, con gravi limitazioni funzionali già ai primi passi del bambino. 

L’importanza della diagnosi precoce  

La diagnosi precoce è fondamentale per ottenere i migliori risultati e di conseguenza ridurre la possibilità di sviluppare artrosi dell’anca. 
Questo perché nelle prime settimane di vita le alterazioni anatomiche secondarie alla lussazione della testa femorale non sono ancora definitive, mentre possono esserlo quando la terapia inizia tardivamente, dopo il secondo-terzo mese di vita del bambino, rendendo il riposizionamento della testa femorale più difficoltoso e quindi rendere necessari interventi chirurgici.  
Dal punto di vista delle tempistiche gli ultimi studi dimostrano che diagnosi e, di conseguenza, inzio trattamento devono avvenire nelle prime 6 settimane di vita del bambino. 

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La diagnosi della displasica congenita dell’anca 

La DEA si diagnostica attraverso: 
  • Esame clinico 
  • Ecografia 
  • Radiografia 
L’esame clinico è il primo apprccio. Va valutato come si pone il bambino supino e l’eventuale eterometria degli arti inferiori (arti di diversa lunghezza) ed in particolare delle cosce (segno di Galeazzi). Esistono due manovre specifiche per approfondire clinicamente l’esame obiettivo che sono la manovra di Ortolani e quella di Barlow.   L’esame ecografico ha rivoluzionato la diagnosi della DEA. L’ecografia è una metodica veloce, indolore e non nociva per il bambino. La tecnica più utilizzata è quella di Graf che ormai è adottata in tutto il mondo e standardizzata. La metodica consente di valutare tutte le componenti dell’articolazione e, attraverso delle specifiche misurazioni della componente ossea e cartilaginea dell’acetabolo, di classificare i quadri normali (e quelli patologici) secondo criteri di progressiva gravità dall’1 al 4.   La radiografia del bacino sebbene superata dell’ecografia riveste ancora un ruolo fondamentale. In particolar modo si dimostra utile a partire dal 3°-4° mese di vita del bambino, quando le strutture anatomiche dello scheletro raggiungono un grado sufficiente di mineralizzazione per essere viste in radiografia. Se viene fatto un corretto screening ecografico la radiografia è necessaria solo per il follow-up della malattia, per documentare la completa guarigione delle forme più gravi e per controllare una eventuale comparsa di complicanze. 

Come si tratta la displasia congenita dell’anca 

In questo articolo ti spiegherò solamente il trattamento conservativo ossia quello non chirurgico, lasciando a quest’ultimo un futuro post.   Indicativamente per i bambini da 1 mese a 6 mesi il trattamento consiste nel riposizionare il femore nell’acetabolo utilizzando un tutore. Il tempo per il quale va mantenuto il tutore varia ma, di solito, è indossato a tempo pieno per minimo 6 settimane, e quindi part-time per ulteriori 6 settimane.   Il tutore, invece, non è una soluzione terapeutica corretta per i bambini di età superiore a 6 mesi. Nel caso la diagnosi avvenga tardivamente, il bambino dovrà essere sottoposto a trattamenti più invasivi, tra i quali, un’opzione è la riduzione in sedazione ed il confezionamento di un apparecchio gessato che sarà mantenuto per circa 60 giorni. Sarà cura dell’ortopedico fornire ai genitori le istruzioni per prendersi cura del bambino con il gesso. 

Quali sono i postumi della displasica congenita dell’anca? 

Se diagnosticata precocemente e trattata con successo, i bambini sono in grado di sviluppare una normale articolazione senza alcuna limitazione nella funzione. Viceversa, se non trattata, la DEA può portare a dolore e, come detto prima, ad artrosi anche nella prima età adulta. Inoltre, può portare ad una differenza nella lunghezza degli arti inferiori (eterometria) e ad una minore articolarità. 

Screening – screening – screening!  

La displasia evolutiva dell’anca è quindi una patologia facilmente diagnosticabile con un corretto e precoce screening. Detto questo quindi la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica (SITOP), qualora presenti le risorse necessarie, raccomanda quanto segue:
  1. screening clinico a tutti i neonati (per verificare la presenza di segni di instabilità dell’anca, quali il segno di Ortolani e Barlow);
  2. esame ecografico alla nascita: in presenza di segni clinici positivi (Ortolani, Barlow) o dubbi, in presenza di fattori di rischio universalmente riconosciuti (familiarità e presentazione podalica senza distinzione di sesso);
  3. screening ecografico a tutti i neonati tra la quarta e la sesta settimana di vita (perché in assenza di segni clinici e di fattori di rischio può esserci displasia, perché in caso di grave displasia è ancora possibile attuare un trattamento precoce, in una fascia di età in cui il potenziale di guarigione dell’anca è ancora molto elevato.[Congenital dysplasia of the hip (CDH). Terminology, early diagnosis, screening, recommendations ]

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